Difficile definire il significato della parola femminilità perché comprende in sé tutto quanto attiene all’universo femminile. Oltre allora all’essere femminile, inteso come entità di genere, ci sono tutte quelle peculiarità proprie delle donne. Rientrano quindi nella definizione di femminilità, gesti, vezzi, vizi e virtù legati ad una condizione intima e personale che prescinde da canoni estetici dettati, e che, proprio come le donne, muta, procede, si evolve. Per questo, la femminilità guadagna anche delle accezioni sociali. Arduo è pure per gli uomini definire a parole la femminilità, più facile per loro è subirla, riconoscerla, ammirarla. Di tutti quelli a cui ho chiesto di spiegarmi soggettivamente cosa fosse la femminilità, ricordo una risposta in particolare:
Femminile è la donna capace di promettere. Quella che sa concedersi agli occhi, alle mani, ai desideri. La femminilità è saper accogliere senza mai chiudersi, nascondersi, coprirsi. Una femmina deve sempre offrire.
L’offrirsi, ovviamente non è inteso solo a livello sensuale, ma appunto offrirsi agli sguardi. Ecco come il modo di camminare di una donna, può diventare estremamente femminile, se ci si muove con la giusta lentezza, indugiando sui passi e sugli sguardi, se non si cammina a testa basta, ma si offre il volto, se ci si mostra con le spalle aperte piuttosto che incurvate in avanti. La definizione poi, quando applicata a quanto concerne la dimensione carnale della femminilità, vede l’offrirsi, il non chiudersi o coprirsi, riferito appunto al livello fisico. Ecco che è femminile colei che al tocco non stringe le gambe, al voler guardare non oppone il nascondere semmai il velare, al coprirsi offre il mostrarsi.
E se in questa definizione si coglie più di un riferimento ai clichè maschilisti, se applicata a quanto i media vogliono far passare e sfruttare per concetto di femminilità, la donna che deve sempre offrire, è un immagine più che calzante. Ecco che allora, molte, moltissime donne, si ritrovano una sorta di impasse, incapaci appunto di districarsi tra il desiderio di giocare con la loro femminilità e quello di lottare contro chi da sempre vuole stereotipare la donna svalutandola alla stregua di un bell’oggetto tutto da guardare e a disposizione.
Il concetto di donna oggetto, di femminilità convenzionata e asservita ai piaceri e ai bisogni dell’uomo, ha radici molto profonde e pericolose. In un articolo sul blog di Irene Bernardini, c’è addirittura un riferimento a come questa abitudine e questo continuo ricorso all’uso e alla mostra delle donne svalutate sia addirittura responsabile dello scaturire della violenza sulle donne stesse.
Ovviamente non è questo il luogo per parlare di meccanismi sociologici o reazioni psicologiche, quello che ci interessa è appunto capire come e realizzare quella capacità, per non rinunciare al piacere di giocare con la femminilità senza per questo diventare complici di chi vuol sfruttarla a proprio favore. Perché volenti o nolenti a tutte, o meglio, senza generalizzare troppo, a molte piace giocare con proprio intimo al femminile. A molte di noi piacciono certi atteggiamenti, certi accessori che donano quell’aura affascinante che solo il frivolo gioco della femminilità regala.
E diventa come camminare su un filo cercare di non cadere o meglio non scadere, nella trappola sociale che vuol svilire chiunque offra atteggiamenti sensuali e un rossetto audace ma il problema senza una consapevolezza al femminile è quasi insuperabile.
Inutile sperare di far cambiare idea ad una società trincerata dietro a dogmi maschilisti, inutile illudersi che gli uomini stanno cambiando idea. Se c’è una soluzione auspicabile è il ricorso all’ingegno femminile, a quella capacità propria di molte donne di passare da una situazione all’altra, di cambiare ruolo a seconda del contesto. La maestria allora, per realizzare il desiderio di dimostrare il proprio valore e giocare ad offrirsi e ad affascinare con la seduzione al femminile, starà nel saper mediare, dosare, osare e a volte anche arrischiarsi. Recuperare il ruolo femminili e rivisitarlo. Trovare l’equilibrio dei funamboli tra il desiderio e la virtù. Capire anche che la rete non sta lì sotto solo per intrappolare ma per salvare da inutili passi troppo audaci.
E concediamo, per favore, anche una tregua a quella continua demonizzazione della femminilità (quando è piacevolmente autentica e non sottomessa a regole sociali) che viene dalle donne stesse.
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